mercoledì 21 luglio 2010

CAMBI DI SCENA E NUOVE PROSPETTIVE: LA DANZA DEI TITOLI LIRICI

A venti giorni dal termine del programma della stagione lirica, le opere hanno imparato a muoversi, come se danzassero con alterni movimenti. Di fatto il Don Giovanni ha lasciato il 17 luglio San Galgano, il luogo del suo esordio, per arrivare giovedì 22 e 29 luglio al Giardino di Boboli, con alcune variazioni negli interpreti e nell'allestimento scenografico. Infatti, il tenore Filippo Adami interpreterà Don Ottavio e Donna Anna sarà impersonata dalla soprano Alexandra Zabala, mentre i praticabili, il tavolo, le sedie, le cornici, il cimitero e il basamento della statua, poi ancora le mura, la terrazza e le scale, sono stati sapientemente trasferiti e ricomposti a Boboli tra sabato notte e domenica.


Giovedì, prima dell'inizio dello spettacolo ci sarà l'antepiano; la prova di regia senza orchestra e poi l'assestamento, una prova in cui l'orchestra regola l'acustica.
Il Flauto magico – Die Zauberflӧte – invece, a dispetto dell'altra opera mozartiana, sarà riallestito nella maestosa abbazia circestenze. Ed ammetto, che siamo curiosi di sapere come la scenografia, in particolare le innumerevoli nuvole, sarà disposta nel palco senza renderlo saturo. La prima a San Galgano avverrà sabato 24 con replica il 31 luglio.

Fanno le valige anche i Carmina Burana, il 23 luglio e il 6 agosto approderanno all'Abbazia di San Galgano. Quale migliore dimora potevano scegliere tali canti per dominare con la loro potenza evocativa? L'Abbazia, grazie alla sua struttura architettonica, feconderà il suono, creando un'acustica sublime, che incanterà l'orecchio dei più scettici.

Aspettiamo quindi di vedere se il cambio di “scena” apporterà delle modifiche anche sulla nostra percezione degli spettacoli, magari facendoci rivalutare ciò che avevamo già etichettato.



Elisa, Silvia
Foto di Ivan

LA FEBBRE DEL TANGO

Arriviamo presto al Giardino di Boboli.
Io e Maddalena pensiamo di essere le prime e, incuriosite dalla musica e dalle voci, ci avviciniamo al palcoscenico dove i ballerini stanno provando la coreografia dello spettacolo di Cinc'Otango, sotto la direzione della carismatica coppia Adrian Veredice e Alejandra Hobert.
In realtà Ivan si è già posizionato e sta documentando fotograficamente le prove.
Sul palcoscenico cinque musicisti sopraelevati che spingono alla danza le cinque coppie di ballerini.

Che buffe le prove:gli uomini in pantaloni corti e scarpette lucide ed eleganti, le donne in abbigliamento troppo sportivo per indossare scarpe rosse discretamente “fetish”.
Mentre aspettiamo l'inizio dello spettacolo, fra un'intervista al pubblico e l'altra, Maddalena è già coinvolta dal ritmo e dall'atmosfera: imita le movenze delle lunghe braccia delle ballerine e quasi rischio di prendere uno schiaffo(non è stato il solo che ho rischiato in tutta la sera presa com'era dal ballo).
Finalmente ci mettiamo anche noi a sedere, le luci si abbassano, l'esibizione ha inizio e veniamo subito presi dal furore del Tango, colori, musiche travolgenti e incalzanti, ballerini e ballerine sembrano fondersi l'uno nell'altra nella passione per la danza e volteggiano vorticosamente sul palcoscenico per una fusione di passi, di corpi, di anime.
I nostri occhi sono incollati sui fisici marmorei delle ballerine, ogni volta entrano in scena indossando un tipico abito anni '30 e '40 dagli spacchi vertiginosi e dalle tonalità sgargianti, i loro sguardi sono sensuali, i sorrisi ammiccanti.
I colori sfavillanti dei vestiti delle tanghere, magenta, azzurro, viola, bianco e rosso(ovviamente), risaltano maggiormente a contrasto con i completi neri dei compagni, che sfoggiano frack e borsalini.

I tangheri sono uomini forti, fisicamente poderosi, sollevano con una mano le compagne , le stringono, le guidano, le proteggono.
Il quintet musicale è composto da un pianoforte, un contrabbasso, la tipica fisarmonica da tango bandoneon e due violini. Cinque musicisti dall'energia e dalla potenza sonora di un'intera orchestra! Variano i ritmi e creano sonorità peculiari pizzicando e tamburellando il violino. Cerco di isolare il suono dei singoli strumenti, ma data la loro assoluta complementareità, compattezza e armonia non si rivela facile. 
In alcuni momenti musica e danza sono accompagnati da calde e sensuali voci di retroscena che enfatizzano maggiormente la carnalità della performance.
Vengono ripercorsi gli stili più conosciuti del Tango, non siamo esperti in grado di distinguerli e riconoscerli, ma capiamo come ogni coppia metta tutto il cuore e la passione nel movimento, e quindi aggiunga qualcosa di profondamente personale ad ogni passo e in ogni espressione.

Tutto finisce in fragorosi applausi che si susseguono per interi minuti, il tempo è volato e usciamo dal teatro con le ultime note ancora sulle labbra e col ritmo nelle vene che ci fa osare l'imitazione di qualche passo e il sogno di un futuro da tanghere!


Giulia
Foto di Ivan

domenica 18 luglio 2010

CINC'OTANGO: SENSUALITA' IN SCENA

Il tango è una ricetta che mescola sapori e colori diversi, una miscela di culture e tradizioni etniche, una fusione di ingredienti che si arricchiscono l’un l’altro.

Possiamo ricercare le sue radici attorno al 1820: Buenos Aires era la città dove “far fortuna”, ma non tutti ci riuscivano, così famiglie di Italiani, Spagnoli, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, furono costretti dalla miseria a convivere in squallidi quartieri costruiti dal nulla, nei sobborghi della città, per amalgamarsi negli angusti vicoli. Si fusero i loro stili di vita, le tradizioni etniche e culturali, le loro vite erano intrecciate poiché condividevano lo stesso destino e le stesse speranze.
Cantavano i loro stati d’animo e i loro sentimenti. La musica divenne la consolazione degli emarginati, completata espressivamente dalla danza, che dal 1880 avremmo definito Tango.
Si combinarono la payada, un'antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese introdotta dai Gauchos, la gente della Pampa; la habanera, danza spagnola diffusasi a Cuba e portata dai marinai, che si diffonde trasformandosi però nell'andamento caratteristico e insolito di una camminata, in cui l'uomo avanza e la donna indietreggia. Questa fu la milonga allo stato embrionale, il cui nome deriva da milonguear, passare la notte alternando canto e ballo. Dal porto di Buenos Aires arriva infine il candombe, danza caratteristica dei neri, in cui le coppie ballano separate ma molto vicine, abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici.
I primi tanghi non avevano autori, erano melodie folcloristiche e popolari che ridavano vitalità alla povera gente, una via di fuga dalle preoccupazioni della vita, un modo per svagarsi e non sentirsi soli. I testi avevano un registro gioioso e licenzioso che si alternava a toni malinconici, accompagnati da strumenti come chitarra, flauto, pianoforte e più tardi dal bandoneon, una sorta di fisarmonica. Il tango significava lotta contro la propria condizione, bramosia di una nuova libertà, emozioni intense che sgorgavano dal ballo e dalle melodie, un genere da sempre forte, brutale, passionale, che scaturiva dalle viscere degli uomini e delle donne.
Dai vicoli si spostò nelle osterie e nei bordelli oscuri di Buenos Aires. Durante il suo sviluppo era sempre più caratterizzato da audacia, sensualità, una stimolazione quasi erotica, un ballo carnale e una musica libidinosa.
Dal 1900 il tango fu ballato e ascoltato in caffè, cabaret e teatri e iniziò a diffondersi su scala internazionale, incontrando ben presto perbenisti, bigotti e religiosi che lo percepivano come qualcosa di immorale, oltraggioso, e lo definivano un ballo indecente e pagano che si scontrava con la pubblica decenza. Ma più acquisiva il sapore di un frutto proibito e più tutti volevano ballarlo, anche perché ballarlo bene era indice di mascolinità e grande efferatezza nel conquistare le donne.

Ebbene sta per arrivare nel Giardino di Boboli la compagnia argentina Otango, cinque coppie di ballerini accompagnati da uno dei migliori tango quintet che suonerà per noi piano, chitarra e bandoneon trascinandoci in un’atmosfera violentemente appassionata. Il loro spettacolo cerca di trasmettere l’essenza del tango nella sua interezza, esaltandone l’intima sensibilità e le emozioni venate di violenza.
Negli anni il tango ha subito numerose trasformazioni, la sua anima più intima e misteriosa ha spesso lasciato il posto a uno stile più eccitante, ardente, un accanimento quasi aggressivo dei partner. I ballerini di Otango sveleranno sul palcoscenico di Opera Festival l’anima di questo ballo, ripercorrendone la storia e ballando per noi al ritmo degli stili più importanti, il tango nobile, il valse, la milonga, il tango tradizionale e il tango nuevo.
Sono impaziente di vedere come cinc’Otango interpreterà un tango sempre nuovo e in continua metamorfosi, elevato oggi a forma d’arte…sicuramente a Boboli farà più caldo del solito!


Giulia

giovedì 15 luglio 2010

FORTUNA IMPERATRIX MUNDI: breve storia dei Carmina.

Martedì sera sono stati eseguiti Carmina Burana di Carl Orff, la formalità solenne della musica del prologo ha creato una sintesi dialettica con l’invocazione alla Sorte - “Oh Fortuna, Velut Luna, Status Variabilis, Semper Crescis aut Decrescis”- le atmosfere, quasi apocalittiche, delle tinte musicali hanno enfatizzato un’interessante contrapposizione con la goliardia dei testi in Latino ed in Tedesco arcaico.

I testi poetici provengono da un manoscritto del XIII sec il Codex Latinus Monacensis, che comprende 315 componimenti che sono suddivisi tra: Carmina moralia; canti satirici e morali; Carmina veris et amoris, canti d'argomento amoroso; Carmina Lusorum e Potatorum, canti bacchici e conviviali e Carmina divina, canti moralisti e sacrali.
Essi si fanno risalire ad una produzione studentesca dei goliardici Clerici Vagantes; studenti girovaghi nel Basso Medioevo, che composero tali canti parodiando e criticando l’ortodossia liturgica.


Carl Orff nel 1937 musicò alcuni brani dei Carmina Burana, con due versioni differenti una orchestrale e l'altra più intima, dove l'orchestra fu sostituita da pianoforti e percussioni, dando vita ad una cantata scenica d'immenso valore evocativo, dove le cantiones profanae venivano intonate da cori. Ma la particolarità di quest'opera è nel suo simbolismo; essa esemplifica la ciclicità attraverso la ripresa della musica del prologo nel finale. Non a caso la struttura dell'opera riprende la ruota della fortuna; allegoria dei cicli della vita. Questa capacità dialogica ha permesso una grande narrazione, priva di ogni sorta di storicismo, perché essa ha la facoltà di rimembrare il carattere aleatorio del fato umano e la precarietà delle gioie e dei dolori, tutti temi estremamente contemporanei.
Mentre ancora rifletto sulla magnificenza e sulla potenza del suono, mi è tornata in mente una citazione famosissima di Orazio «Dum loquimur fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.» «Mentre parliamo il tempo, invidioso, sarà già fuggito. Cogli l'attimo, fiduciosa il meno possibile nel domani.» ed così mi dico “se ciò che ascolto fa riflettere, allora significa che è cibo per la mente.”.


Elisa
Foto di Ivan

MALIKA SPEZIA AMARA E RARA

Come poteva Caterina Caselli farsi sfuggire quello che oggi è il maggior talento nel panorama della musica leggera italiana. Malika Ayane infatti, dopo aver collaborato con Ferdinando Arnò per la colonna sonora di alcune pubblicità televisive, è stata sottoposta all’esame della talent scout la quale da subito ha visto in lei una forte personalità artistica ed uno stile senza precedenti. Dal suo album d’esordio, dal titolo Malika Ayane, viene estrapolato il brano Feeling Better che nel 2008 segna la vera e propria ascesa della Ayane nel mondo della musica italiana. Nel 2009 sale sul palco dell’Ariston tra le nuove proposte portando il brano scritto per lei dal leader dei Negramaro Giuliano Sangiorgi riscuotendo un enorme successo; forse il miglior brano di quell’anno sanremese. L’anno dopo la ritroviamo, stavolta come “Big”, di nuovo a Sanremo con Ricomincio da qui, brano che le ha fatto vincere il premio "Mia Martini" della critica.
Venerdì 16 Luglio si esibirà per il pubblico di OperaFestival all’Abbazia di San Galgano con il suo Grovigli tour. Come afferma la stessa Malika tra il primo ed il secondo album c’è differenza <Grovigli rappresenta la voglia di cambiamento e l’abbandono di una situazione per la ricerca di altro e di se stessi, tutte le tracce del disco sono diverse tra loro e quindi sono quasi un groviglio le canzoni stesse>. Quello che al pubblico piace di lei non è solo la sua voce definita da Paolo Conte “ un arancione scuro cha sa di spezia amara e rara ” ma il fatto di essere una persona umile e grata per quello che possiede, questo è quello che Malika dice di se stessa <Non sono una prima donna, forse il fatto di aver iniziato a cantare in un coro mi ha aiutato a capire lo spirito di gruppo, in questo caso il singolo lascia spazio all’insieme> continua <Sono grata e felice quando ogni mattina, dopo aver portato mia figlia all’asilo, vado a fare ciò che amo. Mi rende felice anche solo il fatto di veder scritto nella mia carta di identità professione cantante>.
Vedremo allora se Malika Ayane riuscirà a conquistare anche il nostro pubblico e a penetrare il travertino di San Galgano con le sue sonorità struggenti e barocche.



SILVIA

IL FLAUTO MAGICO, NEL BENE E NEL MALE

Martedi 6 luglio ho assistito alle prove del Flauto Magico di Mozart al Giardino di Boboli e sinceramente ero rimasta un po' perplessa, per non dire delusa.

Le prove iniziano e io non capisco nulla. Probabilmente perché l'opera è cantata in tedesco e solo i recitativi sono in italiano. Nonostante avessi letto la traduzione del libretto, continuo a non capire.

Se è vero che ci piace ciò che ci riesce fare e comprendere a me Il Flauto non piaceva.

Alla fine delle prove ho fatto una grande scoperta: il copione era partito dal secondo atto e finito con il primo.Sarà stato questo il motivo della mia incomprensione? Lo spero..e non capisco! Fatto sta che sono andata alla prima con alcuni preconcetti.

Anche la scenografia non mi aveva colpito, mi sembrava confusa e approssimata.

Quando alla prima si è aperto il sipario ho realizzato che le mie impressioni non erano del tutto errate: l'allestimento nel frattempo era stato ultimato e con la giusta illuminazione sembrava tutto più bello di come l'avevo visto la prima volta.

Il tedesco rimaneva incomprensibile, ma sono rimasta affascinata dall'estetica del palcoscenico: le simbiosi cromatiche tra le vesti, scenografia e macchine teatrali si fondevano armonicamente e le cime rocciose spuntavano dalle nuvole spumose come in un paesaggio onirico.

Lo Zauberflöte è un'opera che ha acceso la curiosità, nel bene e nel male, di tutta la Redazione.

A Silvia lo spettacolo è sembrato interminabile e i costumi indefiniti, anche se ha apprezzato la scenografia e le è piaciuta molto la voce di Scilla Cristiano, alias Pamina.

Ivan si è perso dietro le quinte e i camerini, affascinato dai cantanti, con i loro ritmi serrati, dalla sarta che li rincorre cercando di accorciare e cucire gli abiti di scena, e dai truccatori indaffarati a smistare parrucche al coro e a truccare il cast.

Giulia è rimasta un po' scontenta. Lo spettacolo secondo lei è stato troppo lungo, e i cambi di scena non erano armoniosi, sia per il cigolio delle macchine scenografiche sia per il continuum narrativo forzato.

Anche Elisa ha trovato il finale melenso, al di là di tutti i suoi significati misterici, ma è uscita canticchiando “Der Hölle Rache”, l'aria della Regina della Notte -“ cantata con autorità, con una sublime violenza vendicativa, una straordinaria vocalità, un capolavoro!”-

I nostri giudizi sono però univoci per quanto riguarda la musica e il modo in cui gli orchestrali l'hanno eseguita. Gli accenti musicali hanno scandito e animato il palcoscenico aiutandoci nella comprensione della fabula e anticipandoci i momenti di maggior phatos.

L'overtoure mi trascina in una spirale gioiosa, ossessiva, trionfante, in un climax che suggerisce l'entrata in scena del serpente e l'inizio dell'azione.

Nel complesso rimango dell'idea che è stato molto interessante assistere a questa rappresentazione e confrontare le nostre diverse impressioni: “Il modo migliore per cercare di capire il mondo è vederlo dal maggior numero possibile di angolazioni”.


Maddalena

mercoledì 14 luglio 2010

RETTIFICA ALL'ARTICOLO SUI CARMINA BURANA

Due giorni fa Redazione all'Opera ha pubblicato un articolo inerente allo spettacolo di ieri sera sui Carmina Burana. E' doverosa una correzione in quanto il baritono dei carmina non sarà più Alvaro Lozano ma Nicolò Ayroldi. Ci scusiamo per l'errore e vi ricordiamo che le repliche dei Carmina ci saranno nei giorni 23 luglio e 6 agosto a San Galgano.